Articoli dalla "Voce"

 

Nel 1998 Mario Gessi mi chiese di entrare nella redazione della "Voce di Voghiera". Ora tutti i numeri del quadrimestrale voghierese sono conservati presso la biblioteca Ariostea di Ferrara. Il periodico, fra mille vicissitudini e arrabbiature, visse vent'anni. Per me la "Voce" è stata una palestra di vita e di scrittura. Riporto alcuni articoli. P.S. Lo scrittore Nicola Lombardi, mio compaesano, collaborava con la "Voce".

 

La “scontata” vittoria di Bush

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Mentre tutti i commentatori per terra, cielo e mare si lisciavano il pelo dello stomaco e snocciolavano le solite teorie, alcune importanti informazioni chiare ed eloquenti si potevano cogliere nell’ambiente sociale statunitense.

Un reportage trasmesso in vari canali di Digital Plus, per esempio. Spiegava chi sono i cristiani protestanti, qual è il loro potere, quanto contano, quanti sono, le relazioni che intrattengono con Bush e, sopra ogni cosa, che da settimane stavano iscrivendo alle liste elettorali tutti quei pii cittadini che in passato si erano mostrati renitenti al voto. La registrazione avveniva dopo gli uffici religiosi, come se si fosse trattato di una preghiera ulteriore o un obbligo apostolico. Non è legale ma “chi se ne importa”?

Si poteva vedere in Arte un altro reportage magnifico riguardante le rispettive carriere di Kerry e Bush. Mostrava molto bene come quest’ultimo utilizza gli slogan, le menzogne e la credulità dei più; il suo interessato messianismo, la sua astuzia, la perfetta trama di interessi ordita sin da prima di diventare governatore del Texas.

E,ultimo ma non ultimo, un documentario stupendo realizzato per K3/33, uno dei due canali autonomi della Catalogna. Trattava delle associazioni di castità che in questo periodo proliferano negli Stati Uniti, associazioni composte da ondate di giovani che considerano il sesso come un elemento negativo al paridella droga e del terrorismo. Associazioni sovvenzionate in molti casi dal governo Bush. Che bella cosa essere votati da chi non fa l’amore!

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Di Maruja Torres**

L’architetto della vittoria

Karl Rove, lo stratega della campagna elettorale di Gorge W. Bush, è in buona parte l’artefice del suo trionfo. Rove è conosciuto come “il cervello” di Bush e “il maestro dell’attacco politico”. Secondo Larry Sabato, analista politico della università della Virginia, Bush non avrebbe avuto la minima opportunità di vincere se non fosse stato Rove. “Quello che è accaduto è il risultato di quattro anni di meticolosa pianificazione” afferma Sabato. Il piano di Rove per “tappare” i difetti del Presidente e per propagandare solo i suoi aspetti migliori si è basato su una formula di pochi ingredienti. Il primo è consistito nel far diventare la sicurezza e la “guerra contro il terrorismo” il fulcro della campagna elettorale. Il secondo è stato creare una immagine di Bush basata sulla determinazione. Lo stratega , 53 anni nato nello Utah, denominato da Bush “il bambino prodigio”, è stato anche l’artefice del titanico sforzo per registrare nuovi votanti ed è stato colui che ha disegnato il piano elettorale per l’Ohio. Non stupisce il fatto che il giorno dopo la vittoria Bush abbia ringraziato pubblicamente Rove definendolo “l’architetto”.

Di José Manuel Calvo

**articoli tradotti da Matteo Pazzi e tratti da “El Pais” del 4/11/2004


Il pacifismo e la pace, una riflessione

 

Leggendo un volume del filosofo tedesco, morto nel 1928, Max Scheler intitolato L’idea di pace e il pacifismo (Milano, Medusa edizioni,2004), si può capire quanto sia culturalmente complesso l’argomento della pace.

Per usare le parole dell’autore appena menzionato, ciò che rende in certe epoche storicheil cammino della pace così difficoltoso è la mancanza di un “nuovo orizzonte”. Cercherò di seguito di attualizzare il discorso contenuto nel volume.

Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Urss, il mondo “ghiacciato” della guerra fredda è venuto meno e con esso tutti gli equilibri esistenti. L’attuale situazione di terrore che stiamo vivendo nasce da una evidente mancanza di stabilità nei rapporti ovvero dalla mancanza di un ordinamento nuovo capace di gestire tutte quelle situazioni di disagio generatrici di conflitti.

Lo scopo dell’auspicato nuovo ordinamento dovrà essere quello di mostrare agli uomini il nuovo orizzonte della pace. Volendo usare una metafora si potrebbe dire che il passo può essere rapido e spedito sole se si sa dove si vuole andare.

Se si accetta il ragionamento appena esposto, la guerra, essendo per definizione un conflitto, appare chiaramente come il mezzo più inadeguato per l’ottenere l’assenza di violenza. Solo capendo le ragioni di tutti attraverso un nuovo “modello interpretativo” si potrà superare il presente terrore.

Forse anche i concetti (stereotipi culturali?) di globalizzazione, postmodernità, multiculturalismo non sono più adatti a descrivere i mutamenti in corso nello “spirito” dell’uomo del XXI secolo. Probabilmente nelle giovani generazioni il fenomeno “globalizzazione” è già stato interiorizzato e quindi è decaduto dallo status di novità a quello di comune tradizione. Una nuova epoca storica sta nascendo, non possiamo far finta di niente.

Matteo Pazzi


 

L’opinione pubblica nel pensiero di Jacques Deriddà


Mi è capitato di leggere nel volume “Oggi l’Europa”[1] di J. Deriddà alcune osservazioni riguardanti i media e l’opinione pubblica sulle quali mi vorrei soffermare.

Secondo il filosofo francese l’opinione pubblica possiede due qualità essenziali: l’estrema dinamicità e l’estrema ubiquità. L’opinione muta velocemente a tal punto da rendere spesso desuete le istanze promosse dai partiti politici o dalle forze sindacali. Essendo mutevole, non ha origine in un preciso luogo sociale ovvero non nasce in un preciso (magari di classe) contesto culturale. Sempre secondo Deriddà, i mezzi di comunicazione di massa sono il medium attraverso il quale l’opinione pubblica si esprime (non a caso i giornali vengono anche chiamati quotidiani). La riflessione si fa più interessante allorquando si asserisce che l’opinione collettiva:”Non è prodotta o formata, o persino distorta dalla stampa più di quanto non ne sia semplicemente riflessa o rappresentata”.[2]

A sostegno di questa affermazione, non pienamente condivisibile a mio avviso, vengono riportate le seguenti motivazioni:

1. la potenza mediatica non è illimitata, viene valutata giorno per giorno da un pubblico non sempre silenzioso ed essendo eterogenea spesso si critica da sé;

2. spesso i media contribuiscono a creare successi di massa che il giorno dopo si dimenticano, ciò mostra che anche le creature dei media non sfuggono all’oblio.

Per Deriddà la pubblica opinione è attanagliata da un problema ben più grave di quello appena accennato ossia la limitazione della libertà di stampa ad opera di una nuova censura.

La nuova censura di cui si parla:”…combina concentrazione e frazionamento, accumulazione e privatizzazione, spoliticizza; sensibile soprattutto negli audiovisivi, questa terribile logica non ci si confina. E’ in opera sin dal momento in cui una interpretazione, cioè una valutazione selettiva, informa di un fatto”.[3]

Il filosofo sposta il problema dal rapporto opinione pubblica e media a quello, più demoralizzante, inerente al come e in che modo gli addetti all’informazione interpretano e comunicano le notizie sulle quali, poi, si formerà l’opinione pubblica. La nuova censura non deriva dalla volontà dispositiva di una entità superiore come poteva essere nel regime fascista, bensì è una logica interpretativa banalizzante della realtà (assomiglia in questo alla pubblicità).

Il tacere la complessità di un fenomeno implica la riduzione del medesimo a stereotipo e i sistemi autoritari vivono di assoluti e di stereotipi.

Osservando gli eventi politici nazionali e internazionali, non posso fare a meno di percepire l’affermarsi, giorno dopo giorno, di un’epoca di grande “oscurità” culturale. Che cosa stiamo diventando? Quale tipo di mondo sta nascendo nei nostri sistemi politici? Che cosa accadrà quando le persone non saranno più capaci di intuire quella complessità che sta dietro a ogni fenomeno sociale, politico o economico?

Almeno ricordiamoci che nella realtà il principio di non contraddizione non vale.

Matteo Pazzi



[1] Cfr. JACQUES DERIDDA’Oggi l’Europa Milano, Garzanti, 1991

[2] Ibidem pag. 77

[3] Ibidem pag. 80


Una Nuova Cultura,una Nuova Cultura non pensata o pensante che si impone agli individui nel vivere quotidiano.


Attraverso i portici rossicci di una Bologna dinamica e rumorosa,il traffico che mi circonda assomiglia a un enorme impazzito martello pneumatico ronfante,moltitudini di persone freneticamente possedute da un Qualcosa a metà strada fra il sogno e il singhiozzo isterico fustigano i miei occhi come sempre un po' smarriti. Un mercoledì mattina qualsiasi solletica Piazza Maggiore e in alto,sopra gli edifici fuligginosi,una lingua di cielo bianco galleggia. Mi trovo in via Dell'Indipendenza,ho appena lasciato alle mie spalle la stazione ferroviaria,sono le 8:10 a.m. Cammino cercando di "indossare" il freddo liquore luminoso delle vetrine dei negozi,lo sguardo vispo e sospettoso dei giovani spacciatori di droga e l'atteggiamento ansioso e indifferente delle persone che corrono verso i loro calmi caldi sicuri posti di lavoro - ma non ci riesco,non riesco a zittire quel Qualcosa che nel mio cuore non trova mai riposo. Mi imbatto nel Silenzio di una giovane donna trentenne,è seduta per terra,i suoi occhi sembrano due intangibili rose di nebbia,chiede l'elemosina - le do le monete che ho in tasca. Le 8:25 a.m.,Strada Maggiore,la facoltà è vicina. Cammino,desidero non ricordare,desidero non vedere. Passo vicino ad un convento,tre o quattro barboni,immersi nel "caldo abbraccio" di alcuni sporchi pezzi di cartone ,dormono sul marciapiede. Desidero fuggire,forse desidero di non essere mai esistito. Il mio camminare si tramuta in un lento correre. Sono le 8:30a.m.,mi avvicino all'entrata principale della facoltà ma il cancello è ancora chiuso - con ingenuo stupido sgomento mi accorgo che un uomo rannicchiato per terra ostruisce quell'entrata "universitaria" ( sta dormendo). Arretro,mi unisco alle decine e decine di persone che con veloce indifferenza percorrono in quel momento Strada Maggiore.

La Nuova Cultura forse sta educando le persone ad ignorare il Significato del Vivere.

 

Il dialogo (impossibile? ) della Politica


- Che cos'è secondo te la politica?

- Dal mio punto di vista Politica significa Fare Qualcosa Per Gli Altri

- Ma anche le associazioni culturali e le associazioni di volontariato fanno qualcosa per gli Altri e dunque che cosa caratterizza la Politica?

- La Politica è caratterizzata da due ordini di fattori: 1. l'oggetto di cui si occupa ossia la Gestione della Cosa Pubblica; 2. i meccanismi di Scelta della persone incaricate di gestire la Cosa Pubblica

- Se l'oggetto della politica è una Gestione della Cosa Pubblica da parte di certi soggetti prescelti tramite determinati meccanismi,allora significa che la Logica della Politica è una Logica di stampo Economico

- Una logica di stampo economico particolare,però. Certamente la Politica non adotta nè la logica dell'Economia del Dono come fanno le associazioni culturali o di volontariato,nè la logica dell'Economia del Profitto come avviene per le Imprese nel Mercato. La Politica segue una logica della "Compensazione"fra le Risorse e i Servizi.

- Una Logica Sistemica così particolare richiede necessariamente persone con competenze specifiche. L'Agire Politico ( sia dal punto di vista strettamente politico quindi partitico o da Lista Civica,che dal punto di vista Amministrativo ) comporta una certa Burocratizzazione. La specializzazione da Burocratizzazione porta con sè Stagnazione e Autoreferenzialità. L'Agire Politico diventa Tecnico (autoreferenziale e specialistico) e la Tecnocrazia diviene il tratto caratteristico dell'attuale Sistema Politico.

- E il dialogo? E i cittadini? E il loro potere?

- L'assenza di Dialogo ( di fiducia?) fra Popolazione e Sistema Politico può avere diverse conseguenze negative. Un Sistema Politico incapace di dialogare ( un dialogo è un reciproco scambio ) con la società potrebbe finire con l'attuare provvedimentipolitico-sociali inefficaci o addirittura dannosi,potrebbe portare il Sistema Politico ad accettare passivamente certi fenomeni Economici ( ma anche Valoriali - penso al Consumismo,al Razzismo,all'Ignoranza,all'Inquinamento ),potrebbe spingere il Sistema Politico ad abbattere inconsapevolmente quei pochi spiragli di Relazionalità che ancora esistono in alcuni ambiti della Società.

- Come si può uscire dal meccanismo perverso della mancanza/impossibilità di Dialogo fra Sistema Politico e la Società?

- Probabilmente si dovrebbe partire affermando nelle strutture partitiche storiche,soprattutto nel CentroSinistra,una nuova strategia di Relazione fondata su alcune idee guida e su alcuni obiettivi di fondo ( i Diritti Umani e il Diritto alla Salute Fisica e Psicologica dell'Uomo ),abbandonare i giochi di palazzo e i personalismi ( sempre indici di debolezza di contenuti e di incapacità di uscire dal gioco "specialistico da cattedra" della politica ),riaffermare un Nuovo Modello di Valori diverso da quello Cannibalistico violento professato dai Media. Occorre contrapporre alla attuale e dominante Politica Psicologica ( controllata e guidata dalle tecniche di vendita,dalla pubblicità e dal marketing ) una nuova Psicologia Politica ossia una Politica che si decida ad affrontare i problemi della società post moderna:la crescente solitudine umana,le contraddizioni,la crisi della Relazionalità Sociale,la psicotica tendenza alla derisione( ottenuta anche attraverso la spettacolarizzazione ) delle emozioni,dei sentimenti e dei sogni.